FM8.5: la recensione seriale/7
La DevCon si avvicina e forse pure FileMaker 9, mi sa che dal prossimo episodio, al massimo tra due, ce lo ritroveremo con le sue (non) annunciate novità.
Nel frattempo: i tab panel sarebbero una bella cosa, ma gli manca il solito trenta per fare trentuno. Fino alla versione 8 erano di fatto inutilizzabili, oppure utilizzabili con mille arzigogoli per far capire agli script dove erano. Una cosa noiosa è che l'ordine di inserimento rimane del layout e non è del tab, mentre il non poter inibire il click sul tab vero e proprio è un problema un po' più serio. Delle etichette e del testo a dir poco rigido abbiamo già detto e se poi l'accesso ai vari tab fosse scriptabile...
Il Visualizzatore dati ha lo stesso problema dello Script Maker: su "Modifica espressione" per quale motivo mi deve ridimensionare Espressione e non Risultato? forse lo stesso motivo per cui non è possibile formattare date, ore e numeri nei calcoli se il risultato è testo.
E ora vai di wishlist a ruota libera. Una cosa bellissima sarebbe poter inserire un calcolo direttamente sul layout come fosse un merge, senza dover creare il campo calcolato. Ma se il calcolato ha come risultato contenitore dovrebbe accettare direttamente i valori RGB e mostrare il colore. E ora una grossa: se l'utente non ha accesso a un record si può definire nel privilegio che non lo veda proprio, cioè il lavoro che oggi si farebbe con una relazione. Un'altra, grossa pure questa: fogli di stile per gli attributi delle parti di layout. Immagino che Servoy lo abbiano utilizzato.
Un paio di cosette minori: poter assegnare alle etichette di colonna nella vista a Tabella dei nomi che non siano quelli dei campi e definire le liste di valori con un formula. E poi darmi la possibilità, almeno da menu contestuale, di accedere direttamente allo script collegato a un oggetto. E dalla wishilist originale, quella pre-FileMaker 7, mancano ancora quattro punti: 9, 14, 17 e 19 per la cronaca.
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Una sola domanda
Perché il bambino nel flashforward di Jack è vestito come Locke?
Paaaaabloooo Giiiiiilbeeeeeertoooooo
Venerdi 11, Stazione Birra, nell'ampia periferia romana, buio, Ibanez doppio manico, al grido "rock and roll" comincia. Quattro pezzi da Get Out of My Yard, pazzesco, fino a che non vede nel pubblico un tizio, che avevo intravisto all'ingresso, con un sombrero, che si fa passare "Oh man, I need that hat", e Road Down to Mexico, e poi un alternanza di pezzi dei Mr. Big, compreso Addicted to That Rush con trapano, duello basso/chitarra e citazione dei Led Zeppelin, suoi e dei Racer X, più l'immancabile cover, questa volta Foxey Lady. Per un'ora e mezzo abbondante. Qualche foto in attesa che mio fratello mi passi le 120 foto che ha scattato. Insieme a Gilbert, c'erano la moglie Emi alle tastiere e cori, Jeff Bowders alla batteria (Lead Drums come ha detto...) potente e preciso, raddoppio pauroso, suoni bruttini e Mike Szuter al basso, ottimo shredder, doppia Gilbert, già sentito sul DVD di Guitar Wars. Bella voce, molti pezzi li hanno cantati a due voci. Per i pezzi di Mr. Big ha usato un Fender Precision cherry sunburst, basso che ho posseduto anni addietro, solo che il suo aveva pick-up EMG al posto dei Fender originali.
Per ora il miglior concerto della stagione, che era cominciata bene il 15 settembre con il Devil's Slingshot Tour di Billy Sheehan, Tony MacAlpine e Virgil Donati ma che poi non ha offerto nulla di memorabile. Ma mi sono perso Andy Timmons.