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Dopo lunga attesa...
Due giorni senza giornali, e senza aggiornamenti di buona parte dei siti web, sembrano interminabili. Per fortuna ci pensa il Foglio di sabato 27 con un ottimo e lungo intervento di Emanuele Ottolenghi sull'anno che verrà in Medio Oriente. Sempre in argomento integralismo islamico voglio riportare una frase dell'articolo in prima pagina Target pachistano: "E se il terrorismo non ottiene il suo scopo principale, cioè la resa psicologica dell'avversario, è destinato ad esaurirsi, e a perdere quei sostegni occulti che gli consentono di sopravvivere." Chiaro, vero?
Link di Natale
Della vigilia, in effetti. C'è una intervista interessante ad André Glucksmann in prima pagina su il Foglio di oggi. Leggete e meditate. Tanto con la panza piena di oggi e domani non vi potrete muovere.
Message in a Battle
Lascio così come lo trovo perché mi piacciono i Police. Sul Washington Post c'è un articolo interessante sui film cosiddetti di guerra. Parlo solo di Master and Commander, dato che qui nel quinto mondo i film escono mesi dopo anche e non solo a causa della famigerata coppia Boldi-De Sica. Confermo la straordinarietà dell'apertura del film e anche l'ingenuità del camuffamento. Il film è decisamente da vedere e, udite udite, per nulla retorico.
Questa è la fine dei tiranni

Qui la biografia e qui la situazione del mazzo di carte. Courtesy of Dubya.
Qualche rapido link
Sono estremamente impegnato e ho il tempo per segnalare solo qualche link. Su il Foglio di oggi c'è un interessante articolo sull'economia del terrorismo. Sempre oggi il MoD (Ministry of Defence) britannico ha pubblicato il nuovo White Paper, Delivering Security in a Changing World e le Lesson for the Future dell'Operation Telic. Nel frattempo in Italia ancora aspettiamo l'aggiornamento 2003 del Libro Bianco 2002 che altro non era se non una fotografia dell'esistente e aveva ben poco di programmatico.
Infine, quando lo avevo scaricato mi era sfuggito di segnalarlo, la è disponibile tramite GlobalSecurity.org l'After Action Report della 3rd Infantry Division in Iraqi Freedom. Lungo e tecnico ma molto istruttivo.
Apple 2003
Cominciamo con ciò che è andato bene. Primo e più grande successo: la musica. iTunes Music Store è la più grossa rivoluzione nella distribuzione dopo Amazon. Le cifre parlano da sole: 275.000 pezzi venduti nelle prime 18 ore, 1 milione la prima settimana, oltre 25 milioni da aprile a dicemebre. E il bello è che tutti i concorrenti sommati insieme non hanno venduto neanche una minima frazione di tutto questo, e in più l'iTMS funziona (per ora) solo negli USA, e tutto, nelle parole di Steve Jobs serve "solo" a vendere più iPod. Che per inciso è ormai il walkman del XXI secolo, e un altro enorme successo.
Anno di cambio generazionale per i processori. Termina la sua vita il G3 e a giugno comincia quella del G5. Sul versante software ottimi Panther e soprattutto Safari, finalmente un browser che fa il browser e funziona. Ottimi i risultati finanziari se raffrontati al resto del settore IT. Un discorso più articolato per i portatili. Jobs aveva dichiarato il 2003 "the year of the laptop" e ha avuto ragione. La quota di mercato Apple nei portatili è del 7% per il 2003, era del 5,9% nel 2002. Le macchine sono tutte eccellenti, con miglioramenti costanti. Salvo incidenti di percorso, come le macchie bianche sui PowerBook 15" o le schede madre degli iBook G3. Finalmente c'è qualcosa che assomiglia a un subnotebook pro e una macchina veramente economica come l'iBook 12". Nel frattempo anche io mi sono convertito a un PowerBook come macchina principale e ho fatto una piccola statistica. Sui (pochi) Mac ventuti dal 2000. Se consideriamo tutti e 4 gli anni i portatili sono poco più del 60% del venduto, se consideriamo solo il 2003 sono oltre il 90%. L'anno dei portatili è a tutti i livelli.
Ora passiamo a cosa c'è di male. Per prima cosa i soliti ritardi nelle consegne, che per i rivenditori non diretti Apple sono anche peggiorati. A pari merito un quality testing al di sotto di quello cui eravamo abituati. Seguono i problemi alle batterie causati dai vari aggiornamenti di Mac OS X. Poi c'è il problema della linea desktop consumer. È sostanzialmente invariata da tempo immemore. E infatti vende poco, meno 16% rispetto al 2002. Il calo è soprattutto per gli iMac e infatti Apple la accorpa come numeri con l'eMac. La versione TFT non sembra il killer che è stata la versione CRT. Si tratta di buone macchine, senza dubbio, bellissime a vedersi, ma le schede grafiche non sono adeguate, non sono espandibili, a questo punto mi compro un eMac, che ha le stesse caratteristiche sostanziali, le stesse limitazioni, è si bruttino, ma costa sostanzialmente di meno. E non aiuta il fatto che allo stesso prezzo, o anche meno, di un iMac si compri un iBook. Che la soluzione sia una macchina consumer senza monitor? un Cube prezzato correttamente? chissà, vedremo.
Che cos'è The Matrix?
Era la fine del trailer del primo capitolo della trilogia. Ci sono due articoli su Delos di novembre. Il primo è condivisibile (quasi) in pieno, dal dovuto omaggio a Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, all'analisi della trama, alle conseguenze involontarie. Il secondo, più o meno, pure. I due seguiti, a mio giudizio, rimangono peggio che pessimi. Sono confusi, lunghi, lenti, noiosi, ridondanti e ripetitivi. E a differenza di uno degli autori rimpiango i soldi spesi. Come rimpiango quelli spesi per Once Upon a Time in Mexico. Sergio Leone si starà rivoltando nella tomba. E pensare che Robert Rodriguez prometteva bene.